Campionato Mondiale Taekwondo ITF: la mia storia fino al titolo
Nicola Vitto, Campione del Mondo di Taekwondo ITF, Jesolo 2025.
Ci sono vittorie che iniziano il giorno di una sconfitta.
La mia non è iniziata sul tatami di Jesolo.
È iniziata dieci anni prima.
A Salonicco, nel 2016, durante il Campionato Europeo di Taekwondo ITF.

Il giorno in cui tutto si è fermato
Durante il combattimento sentii il ginocchio cedere.
In un istante capii che qualcosa non andava.
Il legamento crociato anteriore si era rotto.
La mia gara era finita.
Ricordo il dolore.
Ricordo il silenzio.
E soprattutto ricordo quella sensazione che conoscono gli atleti quando capiscono che, in un solo momento, anni di sacrifici possono sembrare improvvisamente cancellati.
Non avevo perso soltanto una competizione.
Avevo perso una parte di me.
Per molto tempo mi sono chiesto se sarei mai riuscito a tornare quello di prima.
La risposta, con il senno di poi, è no.
Non sono mai tornato quello di prima.
Sono tornato migliore.
Più forte.
Più consapevole.
Più determinato.
Dal grave infortunio al ritorno sul tatami
Un infortunio può toglierti per un periodo la possibilità di fare ciò che ami.
Ma non può decidere chi diventerai.
La riabilitazione, il lavoro quotidiano, la pazienza e soprattutto la capacità di ricominciare mi hanno insegnato una lezione che ancora oggi considero fondamentale:
la ripartenza non avviene in un giorno.
Avviene attraverso centinaia di piccole decisioni.
Allenarsi.
Recuperare.
Cadere.
Correggersi.
Ricominciare.
E continuare anche quando il risultato sembra ancora lontanissimo.
Quello che allora sembrava essere un ostacolo definitivo è diventato una delle esperienze che hanno contribuito maggiormente a costruire l'atleta e l'uomo che sono oggi.
Il Campionato Mondiale Taekwondo ITF di Jesolo
Per questo, quando sono arrivato al Campionato Mondiale di Taekwondo ITF a Jesolo, quella non era semplicemente un'altra competizione.
Era molto di più.
Era il punto d'arrivo di un percorso iniziato dieci anni prima.
Non stavo semplicemente inseguendo una medaglia.
Stavo cercando una risposta.
Volevo sapere se tutti quei sacrifici, tutte quelle difficoltà, tutti quei momenti in cui avevo pensato di non farcela avessero avuto un significato.
E quella risposta è arrivata nel modo più bello che potessi immaginare.
Sono diventato Campione del Mondo di Taekwondo ITF.
Cosa serve davvero per vincere un Mondiale?
Dopo un'esperienza del genere, una domanda mi viene rivolta spesso:
"Cosa serve davvero per diventare Campione del Mondo?"
La mia risposta probabilmente sorprenderà qualcuno.
Non è soltanto il talento.
Non è la fortuna.
E non è nemmeno la motivazione.
Perché la motivazione può cambiare.
Ci sono giorni nei quali ti senti invincibile e giorni nei quali non hai voglia di fare nulla.
Quello che rimane quando tutto diventa difficile è un'altra cosa.
La disciplina.
La disciplina è allenarsi quando nessuno ti guarda.
È rispettare il programma quando non ne hai voglia.
È continuare quando il corpo ti chiede di fermarti.
È rialzarsi dopo una sconfitta.
È accettare che migliorare richiede tempo.
È scegliere ogni giorno il sacrificio, anche quando nessuno saprà mai quanto ti è costato.
La differenza la fa la disciplina
Nel Taekwondo ITF, come nella vita, non puoi controllare tutto.
Non puoi controllare sempre l'avversario.
Non puoi controllare gli imprevisti.
Non puoi controllare il risultato.
Puoi però controllare quanto sei disposto a prepararti.
Puoi controllare il tuo atteggiamento.
Puoi scegliere se arrenderti o riprovare.
Ed è proprio questa la parte della disciplina che considero più importante.
Fare ciò che deve essere fatto anche quando non è facile.
E poi c'è la passione
La disciplina ti permette di andare avanti.
La passione ti fa continuare ad amare il viaggio.
È quella sensazione che ti fa sorridere anche dopo l'allenamento più duro.
È quella che ti fa entrare in palestra anche quando sei stanco.
È quella che ti fa accettare sacrifici che, visti dall'esterno, potrebbero sembrare incomprensibili.
Per me il Taekwondo è diventato molto più di uno sport.
È diventato parte della mia identità.
Le sconfitte non sono sempre la fine
Quando una persona attraversa un momento difficile, spesso pensa:
"È finita."
Ma non sempre è così.
A volte quella che sembra la fine è semplicemente una fase che non siamo ancora capaci di comprendere.
Il mio infortunio del 2016, visto in quel momento, sembrava una sconfitta.
Oggi lo guardo in modo diverso.
Non era la fine della mia storia.
Era l'inizio di un'altra versione di me.
Più consapevole del valore del lavoro.
Più rispettosa del percorso.
Più determinata a non dare nulla per scontato.
Dal Campione del Mondo all'istruttore
Oggi non penso soltanto alla mia carriera.
Penso agli atleti che alleno.
Penso ai ragazzi che entrano in palestra per la prima volta.
Penso a chi ha paura di non essere abbastanza bravo.
Penso a chi arriva dopo una giornata difficile.
Penso a chi si trova davanti al primo vero ostacolo.
Ed è per questo che voglio trasmettere qualcosa che va oltre la tecnica.
Voglio insegnare che i risultati possono arrivare.
Ma prima dei risultati vengono le abitudini.
Prima delle medaglie vengono gli allenamenti.
Prima della vittoria viene la capacità di continuare.
Il vero significato di questo Mondiale
Quando guardo le fotografie del Campionato Mondiale non vedo soltanto una medaglia.
Vedo molto di più.
Vedo il sorriso dei miei atleti.
Vedo i sacrifici delle loro famiglie.
Vedo ogni allenamento.
Ogni viaggio.
Ogni caduta.
Ogni momento di difficoltà.
Vedo una squadra.
Vedo persone che hanno creduto in qualcosa di grande.
E vedo anche una città che, passo dopo passo, ha imparato a credere in questo progetto.
Per questo il mio Campionato del Mondo non lo considero soltanto una conquista personale.
È una vittoria che condivido con tutte le persone che hanno fatto parte di questo viaggio.
Il messaggio che voglio lasciare ai miei atleti
Se c'è una cosa che questo percorso mi ha insegnato è che il limite più pericoloso è quello che accettiamo senza provare a superarlo.
Non significa che tutto sia possibile.
Significa che non possiamo sapere quanto siamo capaci di fare prima di averci provato davvero.
Per questo ai miei atleti dico sempre:
non abbiate paura di partire da zero.
Non abbiate paura di essere inesperti.
Non abbiate paura di fallire.
La vostra situazione di oggi non deve necessariamente decidere dove sarete domani.
Se potessi parlare al ragazzo del 2016
A volte penso a quel ragazzo che nel 2016 uscì dal tatami di Salonicco con il ginocchio distrutto e gli occhi pieni di lacrime.
Penso a quello che avrebbe provato se qualcuno gli avesse detto:
"Tra dieci anni diventerai Campione del Mondo."
Probabilmente non ci avrebbe creduto.
Perché quando sei dentro una difficoltà, il futuro sembra molto più lontano di quanto sia realmente.
Oggi, però, potrei finalmente parlargli.
E gli direi soltanto questo:
"Un giorno capirai che quella non era la fine della tua storia.
Era il primo capitolo della più bella vittoria della tua vita."
Da una vittoria personale a una missione
Diventare Campione del Mondo è stato un sogno.
Ma oggi quel risultato rappresenta soprattutto una responsabilità.
La responsabilità di trasmettere ciò che ho imparato.
Di aiutare altri ragazzi a credere nelle proprie possibilità.
Di accompagnare i miei atleti nella loro crescita.
Di dimostrare, attraverso l'esempio, che talento e risultati sono importanti, ma senza disciplina difficilmente diventano qualcosa di duraturo.
La mia storia non finisce con un titolo mondiale.
Da quel titolo parte un nuovo capitolo.
Un capitolo nel quale il mio obiettivo è aiutare altre persone a scoprire quanto possono crescere attraverso il Taekwondo ITF.
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Non devi essere già allenato.
Non devi essere già forte.
Non devi avere esperienza.
Devi soltanto avere la volontà di iniziare.
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